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Massimo Cecchini: Italian football violence, ping pong responsibilities

We confess to feeling a bit embarrassed talking about violence in Italian football. Even though the circumstances are always different, they are all reprehensible, and trigger debates that are very similar and, for this reason, very embarrassing.

To summarise briefly the event of the past few days. During the Turin derby some ultras from Juventus launched two bombs in the form of grenades, injuring a dozen people. Before the game, some fans were attacked and Turin fans damaged Juventus’ coach. In Brescia, some local ultras – after their team had won – attacked a bus carrying home fans of Vicenza, injuring the eyes of a little boy.

With this background, the Interior Ministry – speaking through its ‘Observatory on Sport events’ body – has released a note containing these disturbing words: “The season is nearing completion, in the context of containment objective of accidents, it has placed the emphasis on a number of critical issues … “, due to the illegal actions of the ultras, but also “an obvious and serious low value ​​of behavior of many people, displayed by a widespread violation of the rules of “civilized life”, to the almost complete indifference of the fans present in the stadiums. “

These are heavy words that extend the range and ‘stakeholders’ responsible for hooliganism: no longer is it just the minority ultras, but also unsuspecting fathers who sit in the stands who are deemed to be throwing stones at the coach of the opposing team.

It is as if to say, football is ill, but the country in general is not well.

This is likely, because – after all that has happened – there has been a clear stand-off between Interior Minister Angelino Alfano, and the world of football. The latter has essentially said: we do what we can, but you do not protect enough. While the government has reiterated once again that they expect concrete action from the clubs.

But what action? Should they dis-associate themselves totally from the ultras, divide stands up to facilitate control, increase their contribution to overtime pay for the police because of the threat of violence at matches? By the way, the state pays overtime of €25 million per year, which should be added the failure of performance elsewhere, the costs for injury, damage and so on.

Conclusion? The usual. Soon there will be a new plenary meeting that enshrines the will to usher in a new era of zero tolerance. At the moment, though, the only action that is real is that at the start of the next season about 1500 fans – perpetrators of violence – are banned from attending matches in the stadium via a penalty called DASP. Just this. Right now there are about 5,000 fans destined to end up with this ban. Question: Is this not too mild a punishment for hooligans?

A final consideration. James Pallotta, president of Rome, speaking of his violent ultras, called them “fucking idiots”. Gazzetta dello Sport asked all the other 19 clubs in Serie A to comment on the statements of the very tough American magnate. 11chose not to respond, and the others might have done better not to, given the content of the statements. Courage, in short, seems a rare commodity in our football. So, with this in mind, it seems very difficult to hope for a real cultural revolution.

Massimo Cecchini is a senior football writer for La Gazzetta dello Sport

Violenza nel calcio: il tennistavolo delle responsabilità

Confessiamo di sentirci anche un po’ imbarazzati nel parlare di violenza nel calcio italiano. Se i fatti che accadono sono sempre diversi e tutti riprovevoli, i dibattiti che scatenano sono assai simili e proprio per questo imbarazzanti.

Breve riassunto di quanto successo solo negli ultimi giorni. Durante il derby di Torino alcuni ultrà della Juventus lanciano due bombe carta nel settore granata, ferendo una decina di persone. Prima della partita, alcuni tifosi del Torino avevano aggredito e danneggiato il pullman dei bianconeri. A Brescia, alcuni ultrà locali – dopo che la loro squadra aveva vinto – hanno assalito un pullman che portava a casa alcuni tifosi del Vicenza, ferendo agli occhi anche un ragazzino.

Con queste premesse, il ministero dell’Interno – per bocca del suo organismo chiamato

“Osservatorio sulle Manifestazioni sportive – ha rilasciato una nota che contiene queste inquietanti parole: “La stagione in via di conclusione, in un contesto di obiettivo contenimento degli incidenti, ha posto in primo piano una serie di criticità…”, riconducibili ad azioni illegali degli ultrà, ma anche “ad una evidente e più grave deriva valoriale dei comportamenti di molte persone, espressa in una diffusa violazione delle regole del “vivere civile”, nella pressoché totale indifferenza degli appassionati presenti negli stadi”. Parole pesantissime, che ampliano il raggio d’azione e i soggetti coinvolti dal tifo violento: non più solo la minoranza ultrà, ma anche insospettabili padri di famiglia che prima di accomodarsi in tribuna prendono a calci e sassi il pullman della squadra avversaria.

Come dire, il calcio è malato, ma il Paese in generale non sta bene. Probabile, anche perché – dopo tutto quello che è successo – si è assistito ad una chiara frizione fra il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il mondo del calcio. Quest’ultimo ha essenzialmente

detto: noi facciamo il possibile, ma voi non ci proteggete abbastanza, mentre il governo ha ribadito ancora una volta come si aspetti azioni concrete da parte dei club.

Quali? Dissociazione totale dagli ultrà, curve frazionate per favorire il controllo, non opporsi a una contribuzione economica per gli straordinari che si pagano alle forze dell’ordine proprio a causa del clima di violenze che si respira nelle partite. A proposito, solo di straordinari lo Stato paga 25 milioni di euro l’anno, a cui andrebbero aggiunte le mancate prestazioni altrove, le spese per i ferimenti, i danni e così via.

Conclusione? La solita. A breve una nuova riunione plenaria che sancisca la volontà di inaugurare una nuova era di tolleranza zero. Al momento, però, l’unico dato davvero concreto è che dall’inizio della stagione a circa 1500 tifosi responsabili di violenza, grazie a una sanzione chiamata Daspo, è impedito di andare allo stadio. Solo questo. Al momento ne sono attivi circa 5.000, tutti destinati a scadere nel tempo. Domanda: non sarà una pena troppo blanda per i teppisti?

Ultima considerazione. James Pallotta, presidente della Roma, parlando degli ultrà violenti del suo club, li ha chiamati “fucking idiots”. Alla richiesta di commento alle affermazioni assai dure del magnate statunitense, rivolta dalla Gazzetta dello Sport a tutti gli altri 19 club di Serie A, ben 11 hanno preferito non rispondere, e altri forse sarebbe stato meglio non rispondessero, visto il contenuto delle affermazioni. Il coraggio, insomma, sembra merce rara nel nostro calcio. E allora, con queste premesse, sembra ben difficile sperare in una vera e propria rivoluzione culturale.