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Massimo Cecchini: The battle of the rankings La Battaglia del Ranking

It is a country with a rich history, a history emblazoned with glory and noble victories, though at present the Italian national team performances are a little ‘see-saw’. The Italian Football Federation look at their trophies and their world position and are struggling to understand what’s going on.

Since coefficients were introduced to calculate the positions of the countries in the rankings – useful, for example in drawing up the groups for the final stages of World and European championships – Italy and its great football tradition is finding itself placed in unappetising bands, further making it difficult for the country to return to its former glories.

Despite its history of four world titles (the last one in 2006 was not far away) and a European title – the country now floats in 15th place in the FIFA rankings, with concerns that are not being taken trivially. Even in the UEFA rankings things have not gone any better. For the next European Championships in France, the Azzurri were placed behind Belgium in the race for the last available place for the first band for the draw. Being placed in the second band their fate was to end up in the same group with Sweden and Ireland.

As a result at the end of 2015 – thanks to an initiative by the Director General of the Football Association, Michele Uva, supported by President Tavecchio – Italy requested a modification of the criteria underlying the compilation of the UEFA ranking, so give greater weight to the history of national teams and not just the latest results, many of which, are taken from friendly games.

At the core of the Italian argument is just that the outcomes of friendly matches should not be considered because these international challenges just do not matter. Historically this has always been the Achilles heel of Italian football, where players are always ready to snub the call of the national team to fulfill a friendly, in favor of the maximum commitment required by the league. An example of what then happen can be seen with the fortunes of the Italian team coached by Cesare Prandelli, which had good results in official competitions – second place in the 2012 European Championship 2012 and third in the Confederations Cup in 2013 (before the flop at the World Cup 2014) – but lost a number of friendly matches. This created avranking that is not in line with what happened in the real competitions that actually matter. And this results in a ranking that distorts the reality.

The Italian football association knows that it will be a long and difficult battle to win, but believes it is worth starting to put in motion a mechanism for change. Because, even under the uncompromising management of the national team by Antonio Conte things are unlikely to change: for the Italian national team friendlies will always count for very little. As usual, the national team’s problem is a result of the cumbersome demands of a powerful Serie A, at least when it comes to climbing up the rankings.

Massimo Cecchini is a senior football writer for La Gazzetta dello Sport

LA BATTAGLIA DEL RANKING

Di Massimo Cecchini

Conta di più la storia, il blasone, la nobiltà acquisita grazie alle vittorie oppure un presente un po’ altalenante? Nella Federcalcio italiana non hanno dubbi: guardate i nostri trofei e capirete la nostra posizione.Che cosa sta succedendo? Da quando sono stati introdotti i coefficienti per calcolare le posizioni dei Paesi nelle graduatorie – utili ad esempio nello stilare i tabelloni per le fasi finali di Mondiale ed Europei – capita che Nazionali di grande tradizione calcistica siano inserite in fasce poco appetibili, complicando ulteriormente i propositi di risalita.

E’ quello che ultimamente sta succedendo all’Italia che – pur forte di quattro titoli Mondiali vinti (l’ultimo nel non lontanissimo 2006) e un titolo Europeo- adesso galleggia al 15° posto nel ranking Fifa, con preoccupazioni non banali. Anche nel ranking Uefa le cose non sono andate meglio, visto che nel prossimo Europeo di Francia, per questione di centesimi, gli azzurri sono stati collocati dietro il Belgio nella corsa all’ultimo posto utile per la prima fascia e quindi è toccata loro la seconda, col destino che ha voluto addirittura giocare la beffa di mettere le due Nazionali nello stesso girone, insieme a Svezia e Irlanda.

Per questo motivo, si è saputo che a fine 2015 – grazie a una iniziativa del direttore generale della Federcalcio, Michele Uva, supportata dal presidente Tavecchio – l’Italia a Nyon ha chiesto una modifica dei criteri che ispirano la compilazione del ranking Uefa, affinché si dia più peso alla storia della Nazionale e non solo agli ultimi risultati, molti dei quali peraltro scaturiti da amichevoli.

In fondo il nodo per gli azzurri è proprio questo: gli esiti delle sfide che non contano nulla. Storicamente questo è sempre stato il tallone d’Achille del nostro calcio, pronto sempre a snobbare questo tipo d’impegni a favore della concentrazione massima richiesta dal campionato. E così è capitato come l’Italia allenata a Cesare Prandelli, protagonisti di ottimi risultati nei match ufficiali – seconda all’Europeo del 2012 e terza alla Confederations Cup del 2013 (prima del flop al Mondiale 2014) – abbia perso un numero di partite amichevoli non in linea con quanto succedeva nelle gare che valevano punti, e il ranking ne ha pagato pegno.

Morale: in Federcalcio sanno che sarà una battaglia lunga e di difficile esito, ma valeva la pena di cominciare a mettere in moto il meccanismo. Perché si è visto che anche sotto la gestione di un duro come Antonio Conte le cose difficilmente cambieranno: per la Nazionale italiana le amichevoli conteranno sempre poco. Al solito, tutta colpa di una Serie A (troppo) ingombrante.